Come dimostrare amore verso una persona anziana

03.07.2018

L'errore più comune che commettiamo è quello che tende a confondere la vecchiaia come una condizione di normalità, quando invece è una vera e propria patologia a carattere fisico o psichico. 

Prima di spiegare come risolvere la situazione, mi permetto di raccontare la storia della signora Anna (storia che indubitabilmente ha segnato la mia comprensione del problema). 

Anna era la madre di un mio collega di lavoro e amico che era ospitata dal figlio e dalla nuora; la signora passava la maggior parte del suo tempo seduta su una seggiola, in salotto davanti a quella televisione che lei non accendeva mai. 

Quando mi capitava di far visita al figlio, alla sera o alla domenica, si scambiava qualche parola con la donna, la cui mente sembrava sondare nel lontano passato i migliori ricordi della sua vita da proporre all'ospite per una facile conversazione, mentre il figlio, con un po' in imbarazzo, cercava di cambiare velocemente argomento per non rendere oltremodo penosa la situazione (visto che erano sempre le stesse storie...). 

Un giorno, per caso, alle tre del pomeriggio, mi ritrovai a pensare cosa facesse la signora Anna: la vidi sola, nella casa vuota in attesa che a sera rientrassero i giovani familiari. 

Sempre così per almeno 250-300 giorni all'anno.

Se riflettete un attimo su questa situazione, vi renderete conto che quello che insegna il Well-being è oltremodo vero:

l'amore non si dimostra con le intenzioni, si dimostra con le azioni.

Che senso ha mantenere un vecchio in casa quando non si è in grado di dargli amore per almeno una o due ore al giorno? 

E amore significa:

  • parlargli
  • farlo muovere
  • nutrirlo, vestirlo e lavarlo
  • stimolare la sua intelligenza per evitare che avvizzisca del tutto
  • coinvolgerlo in qualcosa di vitale

ecc.

Se tutto ciò è limitato a poche decine di minuti al giorno e la solitudine è la migliore compagna della persona, ecco che la degenerazione del soggetto raddoppia o triplica la sua velocità.

Molti familiari ospitano un loro congiunto solo perché per luogo comune i figli devono essere il bastone della vecchiaia dei genitori e sarebbe moralmente riprovevole non agire di conseguenza. 

Secondo una ricerca inglese, solo il 6% delle famiglie sa accudire in modo corretto le persone anziane che assistono; 

le altre 94 famiglie non fanno altro che accelerare il declino del familiare assistito. 

Infatti:

  • lo seguono per pochissimo tempo e nell'altra parte della giornata domina la solitudine;
  • non sono in grado di nutrirlo al meglio;
  • non sono in grado di stimolare la sua attività fisica; anzi, spesso per non avere problemi, lo disincentivano da ogni forma "pericolosa" di movimento;
  • non sono in grado di eseguire una psicoterapia corretta perché non riescono a vederlo in altro modo, che come "un vecchio".

Se il primo motivo dell'accasamento presso familiari parrebbe "nobile", seppur infruttuoso, occorre subito dire che spesso maschera il vero motivo per cui si preferisce un'assistenza familiare: 

il denaro.

Può sembrare squallido, ma gran parte di coloro che valutano come gestire un familiare anziano mettono fra i fattori più importanti il costo dell'assistenza

Spesso si sceglie la soluzione che permette di assistere la persona con la sola sua pensione, senza sborsare un euro. 

Ancora più squallido: si valuta che parte della pensione sia la giusta ricompensa per gli sforzi che la famiglia profonde nell'assistenza.

Ulteriormente più squallido: l'assistenza diventa il suggello etico per meritarsi una fetta maggiore (rispetto ad altri parenti) di una buona eredità. 

Nei casi migliori per le otto e passa ore di solitudine si assume una poco costosa badante extracomunitaria che, naturalmente, non ha nessun titolo per un'assistenza psico-fisica corretta.

talis vita est